La Nueva Ola Festival del Cinema Spagnolo e latinoamericano

Interessante iniziativa volta a far conoscere meglio in Italia il cinema di lingua spagnola, grazie ad un festival intitolato “La Nueva Ola. Festival del Cinema Spagnolo e Latinoamericano” a Roma al cinema Barberini, ma che proseguirà anche nel resto d’Italia con tappe che toccheranno Genova, Napoli, Torino, Padova, Cagliari, ecc. per dare modo al maggior numero possibile di spettatori italiani di godersi questi spettacoli che, altrimenti, sarebbe impossibile usufruire altrove. Difatti, la rassegna presenta numerose pellicole in prima visione che gli appassionati non possono perdere e che toccano il maggior numero di tematiche possibili, dalla commedia alla tragedia, dal comico alla critica sociale, ecc. Con una mini-retrospettiva dedicata al leggendario Louis Bunuel, il più celebre e importante regista di lingua spagnola, amato e ben conosciuto anche da noi. La rassegna è divisa in due categorie: quella dedicata al cinema spagnolo vero e proprio, con una decina di titoli, e quella dedicata al cinema latinoamericano con un’altra decina di pellicole, tutte così varie in modo da poter accontentare tutti i palati.

MEMORIAS DE UN CUERPO QUE ARDE
Una anziana signora della buona borghesia del Costa Rica, rimettendo in ordine la casa in cui adesso vive da sola, si ricorda degli episodi più importanti della sua vita, incentrati sulla sua sessualità: dalle prime perdite di sangue alla rigida disciplina della scuola cattolica diretta dalle suore, dalle incomprensioni con i suoi genitori appartenenti ad una generazione autoritaria al suo infelice matrimonio terminato con una separazione nonostante i figli, ecc. La signora, sessualmente frustrata ma irrigidita nelle convenzioni sociali e in una cultura apparentemente patriarcale, si rende conto di essere sempre stata dominata dagli uomini e di avere avuto poca scelta. Ma, adesso che è sola e libera anche se probabilmente al termine della sua vita, finalmente può avere un rapporto sincero con un uomo della sua età che ha scelto lei. Il film non racconta una storia lineare, sebbene le scene in flashback si sviluppino in ordine cronologico, ma vuole essere una specie di pamphlet filmico con la sua ideologia di fondo ben chiara e specifica. La regista, l’ancora giovane costaricana Antonella Sudasassi, qui alla sua terza esperienza filmica è brava. Questo è un film che non cerca consenso ma vuole esporre una tesi morale-politica ben precisa.

YANA-WARA
Gli Aymara sono una popolazione che vive isolata, quasi staccata dal resto della civiltà, sulle montagne del Perù a migliaia di metri d’altezza, con le sue tradizioni, i suoi miti e le sue leggi che contrastano con il resto della nazione di cui non si sentono parte, avendo il loro mondo ancestrale fatto di miti e regole alle quali tutti debbono sottostare per il bene stesso della piccola comunità. Il film narra la storia dell’ottantenne Evaristo, accusato d’avere ucciso la nipote, Yana-Wara, rimasta orfana, adottata e allevata con amore dal nonno. Yana-Wara è una ragazza problematica, rimasta muta dopo lo choc della morte del padre, che non riesce ad adattarsi a quel mondo e vive isolata dagli altri. È una ragazza che ha sempre sofferto, segnata dal destino, abusata dal maestro della piccola scuola che uccide dalla rabbia. Il nonno tenta di proteggerla e notando che la bambina si ammala sempre di più e tra poco non sarà più in grado di camminare, tenta di guarirla portandola dai santoni e dagli sciamani del luogo, ma senza risultato. Così Evaristo, per compassione, per amore, sopprima la ragazzina, ormai non più in grado di sopravvivere. Per questo delitto l’anziano è bandito dalla società, e allontanato dal villaggio tra le impervie montagne, dove morirà in solitudine. Senza dubbio questo è uno dei migliori film del festival, nonostante il soggetto così tragico. Un lungometraggio che potrebbe definirsi un capolavoro e che è costato la vita ad uno dei fratelli registi, Oscar Catacora, morto per lo sforzo di girare in condizioni estreme così impervie a tremila metri d’altezza. Quasi documentaristico, avendo come oggetto, attraverso una storia drammatica e coinvolgente, la descrizione di una popolazione e una cultura isolata dal resto del mondo, completamente autosufficiente, indifferente alle scoperte scientifiche e alla tecnologia moderna, con i suoi riti immutabili e le sue quasi incomprensibili tradizioni. E’ rigorosissimo nella sua presentazione della vicenda: girato interamente in uno struggente bianco e nero, con un formato volutamente anti cinematografico quasi quadrato, senza musica, senza effetti speciali, senza movimenti di macchina, tutto ad inquadrature fisse, una vera opera d’amore per una società sconosciuta ai più, in una rarefatta atmosfera in perenne bilico tra il docudrama più estremo e il misticismo, quasi a volere raffigurare graficamente quello che in America Latina, in letteratura, viene definito “realismo magico.

PUAN
La Puan è l’Università di Lettere e Filosofia di Buenos Aires, dove insegna il timido Marcelo che è convinto di potere prendere il posto del rettore recentemente morto. Appassionato di storia della filosofia, amato dai suoi studenti ma impacciato nella sua vita sociale e privo di aggressività vede la sua carriera messa in pericolo dal ritorno di un suo collega, da anni di insegnamento all’estero, Rafael, più estroverso, cosmopolita, carismatico, aggressivo, di lui e teme che prenderà il posto del rettore che considerava già suo. Fino a quando l’Università viene chiusa dal nuovo governo che taglia le spese il più possibile, scatenando la rivolta sia dei docenti che dei professori. Questo film funziona, anche per chi non conosce la situazione attuale politico sociale dell’Argentina, perché non è un pamphlet politico ma riesce ad esprimere il suo critico punto di vista in toni divertiti e divertenti senza estremismi o offendere e provocare nessuno. Il protagonista Marcelo Subioto, sebbene sconosciuto al di fuori del suo Paese, è apprezzabile nel suo tentativo di riscatto e di dolceamara riscossa finale. Il Festival offre una vasta gamma di soggetti, ognuno differente dall’altro, ma che messi assieme illustrano in tutti i suoi aspetti la vita e la cultura della grande regione Latino-americana che vale la pena conoscere.

Pubblicato da redazione