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I PROMESSI SPOSI ALLA PROVA

“Questo è un tempo di inquietudini, di perdita di confini e valori che chiede di tornare indietro per fare il punto, confrontarsi e rimettersi “alla prova”.
Ci sono momenti storici in cui alcuni testi ci sembrano necessari; la prima volta che ho messo in scena I Promessi sposi alla prova con Franco Parenti ne sentivo la necessità e la sento oggi, come e forse più di allora. Per quanto lontano da noi e dallo spirito del nostro tempo, un classico è tale perché capace di risvegliare dubbi ed emozioni proprie a tutti gli esseri umani, in qualsiasi epoca.
Testori ha accolto, tradito o tradotto le parole di Manzoni in una nuova forma che rende contemporanee e facilmente comunicabili verità antiche di cui abbiamo nuovamente bisogno.
Con questo spettacolo, non solo si vuole restituire al pubblico uno dei capisaldi della letteratura italiana e far conoscere e amare la riscrittura di Testori, ma si intende esortare a camminare con una nuova consapevolezza nel nostro tempo e a riscoprire i fondamenti del Teatro, come lo intendo io ancora e sempre di più.
Ci sono vicende che crediamo di conoscere a memoria, magari perché così sono state imposte, dalla scuola ad esempio, che con le sue spiegazioni ha illuso di aver sviscerato tutti i passaggi e le descrizioni di un tempo che non ci appartiene più. I Promessi Sposi e l’imposizione a generazioni di scolari sono il paradigma di questo tipo di approccio. SI crede di saperne tutto, di non poter far altro che abbandonarli alla patina di antico che li ricopre. E se invece fosse proprio questo testo, emblema italiano dei classici, a poter parlare al presente e a raccontarne la complessità, come proprio i classici fanno? Lo pensava Testori, quando li ha messi “alla prova” del suo tempo, trent’anni fa. Lo penso io oggi, che li ritrovo messi in scena, senza averli riletti, appositamente per non cedere al fascino della nostalgia. Perché è al tempo presente che parlano, questi Promessi Sposi alla prova, a un tempo di inquietudini che si avverte con forza, orfano di maestri, guide accorte e umanissimi nelle contraddizioni del reale. Quelle stesse che intessono il lavoro di Testori e in particolare quello di Manzoni, che nel suo atto d’amore all’autore Testori ha voluto liberare della interpretazione limitante e spesso arida che gli è stata imposta, esaltando invece quei contrasti che, tutt’altro che opposti, non possono che compenetrarsi. Lontani dall’ideologia, I Promessi sposi diventano così un racconto che intreccia potere e oppressione, bene e male, carne e anima, desiderio e fede. Sono ragazzi, Renzo e Lucia, a cui l’autore-maestro che era già di Franco Parenti racconta che non fanno che vivere quel che vivono i loro coetanei di ogni tempo.
Per questo ho scelto di affidare questo testo e la sua densa intensità a una compagnia di giovani attori, chiamati a infondere sé, con la leggerezza della loro età e la lucidità della loro passione, in queste parole, rivestendosene, ribellandosi, giocando il gioco del teatro.
Sono loro i protagonisti, ed è attraverso di loro che – riprendendo questo testo – provo a far riconoscere che le lezioni del maestro non sono (soltanto) educazione alla scena e al significato dell’essere attori, ma soprattutto educazione alla vita, e a quello dell’essere uomini (per essere attori)
Per raccontare questo i Promessi sposi vengono sottoposti a una “impossibile prova di realtà”, perché raccontino la vita, che solo sulla scena può farsi carme, inossarsi, farsi realtà. Una realtà il cui mezzo è la parola (di cui il teatro oggi sempre più diffida), e di cui invece Testori fa strumento di scavo e non di cesello.
Per questo, il mio compito di regista non è portare a sé il testo, facendone strumento di messa in mostra, ma tendersi al testo, cercando di proteggere Testori con quella stessa cura con cui a sua volta protegge Manzoni, assumendosi, oggi come trent’anni fa, l’audacia e il rischio di tradurlo e quindi tradirlo, lo strumento – scrive Testori stesso – per avvicinarsi al vero senso delle parole che hanno scelto, restituire alla lucentezza che gli appartiene la brutalità del potere, il dolore degli oppressi e la ricchezza che la vita porta con sé nel farsi scena, mettendolo e mettendosi costantemente alla prova, ogni sera in modo nuovo, verso una comprensione ancora a venire del testo e quindi di sé, in un in un futuro ancora tutto da immaginare: se debutto sarà, per queste vite comuni prestate al palcoscenico per essere specchio di quelle di tutti, verrà solo quando la scena sarà scomparsa dentro la vita e viceversa.”
Andrée Ruth Shammah

Opera teatrale di Giovanni Testori
regia, adattamento e costumi Andrée Ruth Shammah

con
Luca Lazzareschi (Il maestro)
Laura Marinoni (l’attrice che fa Gertrude)
Filippo Lai (l’attore che fa Renzo)
Nina Pons (l’attrice che fa Lucia)
Laura Pasetti (l’attrice che fa Perpetua)
Sebastiano Spada (l’attore che fa don Rodrigo)
e la partecipazione di Carlina Torta (l’attrice che fa Agnese)

scena Gianmaurizio Fercioni
luci Camilla Piccioni
musiche Michele Tadini e Paolo Ciarchi

produzione Teatro Franco Parenti/Fondazione Teatro della Toscana
con il sostegno dell’Associazione Giovanni Testori

Nina Pons

20 anni nata a Roma il 29 settembre
ha coltivato il sogno di fare l’attrice fin da piccola, essendo una ragazza molto timida nessuno se lo aspettava.

Da bambina insieme a suo fratello e a sua cugina si divertiva a preparare dei teatrini per intrattenere la famiglia. Decisa a proseguire nel campo della recitazione a 14 anni si diploma presso Jenny Tamburi. Si appassiona al teatro e inizia a frequentare l’accademia del teatro Golden contestualmente studia con Gisella Burinato. A seguire si esibisce al Franco Parenti di Milano in Fiocco di neve una sorta di teatro animazione di Andrée Ruth Shammah.
Nella stagione teatrale 2017- 2018 è stata impegnata nel musical La piccola bottega degli orrori andato in scena al teatro Golden nei panni di una narratrice buffa e goffa.
La vedremo dal 30 novembre su Netflix in Baby dove interpreta Flaminia 1 nel gruppo di amici dei popolari della scuola e al cinema nel film opera prima Bangla con la regia di Fahim Bhuiyan dove interpreta la miglior amica della protagonista. Prodotto da Fandango, l’uscita è prevista per la primavera del 2019.
Tra le sue passioni tra tutte adora la pittura, ha praticato tutti i tipi di sport dall’equitazione al pattinaggio su ghiaccio, dalla danza al calcio. Da piccola le sue pantofole erano i suoi rollerblade trovava maggior concentrazione per studiare girando per casa con i suoi pattini.

20 marzo – 7 aprile 2019

www.teatrofrancoparenti.it

pubblicato da redazione – webstampa24@gmail.com