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FLAUTISSIMO 2020 VISIONI D’AUTORE

 

 

 

Cosa succederebbe se il pazzo, visionario, caleidoscopico e furente Caligola fosse rinchiuso tra le mura domestiche, magari in un piccolo bilocale ai margini della città?  Il regista Stefano Cioffi ci rivela una versione pop dell’imperatore romano e guida Guglielmo Poggi, astro nascente della cinematografia e del teatro italiano, in un soliloquio all’apparenza delirante ma invece sorprendentemente lucido, attuale, moderno, e irriverente. In questo periodo, con i teatri chiusi, la compagnia preferisce scendere dal palco ed accogliere gli spettatori nel processo creativo dell’opera: prove, making-of, backstage e curiosità, in un mosaico di immagini che aiuta lo spettatore a capire come nasce un nuovo progetto teatrale. Con Guglielmo Poggi, partecipazione straordinaria di: Claudio Bisio, Stefano Fresi, Claudia Gerini e Pierfrancesco Poggi. Regia di: Stefano Cioffi, Aiuto regia: Giulia Bartolini, Montaggio: Niccolò Notario, Flavia Foroni, Color correction: Niccolò Notario, Flavia Foroni, Costumi: Slowcostume, Mix Audio: Dario Felli, Operatori: Alessandro Bonolis, Pierfrancesco Bonolis, Andrea Fantacci, David Guidi, Musiche: Capitale e Vanilla Sky.

NOTE DI REGIA DI STEFANO CIOFFI | CALIGOLA IN QUARANTENA

Storia di uno spettacolo non andato in scena

9 marzo. 24 ottobre. 2020. Ce le ricorderemo queste date?  La prima tutti, la seconda quasi tutti, ma sicuramente ce la ricordiamo noi che lavoriamo nello spettacolo: chiusura di teatri e cinema. La prima volta ci siamo tutti guardati intorno, storditi dalla sorpresa, ma la seconda c’era poco da guardarsi intorno, avevamo le ferite ancora aperte, e la sorpresa è diventata un dramma.
Ho pensato che questo Caligola in quarantena veramente non voleva vedere la luce. Eppure era nato proprio nei giorni dell’isolamento, del lockdown, pensato per lavorare nel distanziamento più totale, un monologo per l’appunto, con interventi di altri attori registrati in audio o in video, e il nome lo lascia intuire al volo. Potremmo definire quest’opera, invece che site specific… time specific. Ma purtroppo l’avevamo messa a punto troppo tardi e quindi era stata rimandata alla stagione autunnale. L’avessimo mai fatto!
Tutto chiuso abbiamo detto, ma io volevo comunque dare voce al lavoro fatto. E così è nata l’idea di raccontare un percorso creativo lungo e travagliato. Una specie di documentario di un’opera in divenire, la storia di un processo complesso, di una drammaturgia scritta, riscritta, plasmata e ancora rivista tante volte, con tutte le aggiunte e i tagli che sempre sopraggiungono, le interviste agli autori, all’attore protagonista Guglielmo Poggi, un’auto intervista al regista, ai personaggi che avevano cominciato a collaborare con i loro interventi, alle altre figure che hanno ruotato attorno a questa rappresentazione.
Questo Caligola è un personaggio trattato con ironia, una parodia dell’uomo investito del potere non curante dell’interesse comune, Caligola è accecato dal piacere della libertà incondizionata, vuole tutto e più di tutto, vuole la luna, ma  non come mero esercizio del potere, piuttosto come esercizio persino intellettuale di conoscenza, e in questo percorso sia tragico che comico si accorge, anche con l’aiuto esterno dell’analista che il potere infinito non supera mai la finitezza della sua stessa vita, Caligola è dunque un comunissimo mortale, come gli altri, come quelli che congiurano contro di lui, e che questa vita gli toglieranno. Alla fine diventa più una commedia che una tragedia, o se vogliamo è una tragedia vista con la leggerezza della cultura pop.
La mia non è però la storia del personaggio ma dello spettacolo. Io racconto con la mia voce un processo creativo che il pubblico non vede mai, ma che proprio per questo motivo cela il grande fascino di quello che tutti vorremmo vedere o sapere. Ho fatto un tentativo estremo per salvare un parto rimandato più volte, per esorcizzare un momento sconfortante che non avremmo mai voluto vivere e che invece stiamo vivendo per la seconda volta a distanza di pochi mesi. Questo documento è un urlo salvifico di speranza rivolto a tutti quelli che amano l’arte e la fantasia.

Stefano Cioffi

Barbara Martusciello incontra 7 fotografi che hanno rivolto il proprio sguardo ai luoghi dimenticati della nostra Città. Un ritratto sfaccettato e dinamico che narra una Roma mai ferma, frenetica nel suo lento incedere, la cui luce abbaglia ed ammalia tanto i suoi abitanti quanto i suoi visitatori. Una Roma atipica, inconfessata, il cui potere seduttivo è vivo nonostante il disagio.

Con la pandemia e tutte le tragedie, le preoccupazioni, le complicazioni e le limitazioni che ne sono derivate, e che tutt’ora ancora imperano, la chiusura degli spazi e delle attività legate al Teatro, al Cinema, alle Arti e a molta altra produzione di contenuti culturali hanno portato molti operatori di settore a farsi… resilienti. Chi ha potuto e saputo, ha, cioè, modificato i propri progetti per cercare di salvarli in qualche modo e misura, riuscendo, in molti casi, a proporre qualcosa di diverso e, per certi versi, migliore, rispetto alle pianificazioni di partenza. E’ questo il nostro caso.

Avevamo pensato una mostra collettiva di grandi fotografi riuniti all’insegna di un tema portante, quello della città, del territorio in cui ognuno di loro, differentemente, abita e produce in prevalenza, con l’obiettivo di approfondirlo attraverso lo sguardo fotografico e l’avvincente, articolata narrazione per immagini. Sarebbe stata una bella mostra che avrebbe riunito diverse generazioni, diverse tipologie di fotografia e di sensibilità rivolte alla Capitale.

Con uno dei nuovi DPCM, e le inaspettate, seppur prevedibili e temute, limitazioni, prime tra tutte la chiusura dei luoghi istituzionali espositivi, questa mostra non l’avremmo più potuta realizzare nei posti fisici concordati. Trasformare questa iniziativa pubblica e in presenza in una mostra in remoto e digitale ci è sembrato mortificante per la banalità della sua “traduzione”, che non avrebbe valorizzato e appagato né gli autori né me come curatrice, tantomeno avrebbe usato in modo efficace e contemporaneo le potenzialità “alternative” dello spazio online: di fatto, avrei curato su una piattaforma online la copia assai pallida e rigida di una vivida mostra “dal vivo”.

Cambiare per mantenere e anzi potenziare etica ed estetica, concetti, messaggi, visioni, divulgazione e, insomma, forme e contenuti preventivati e approvati ci è quindi parsa la soluzione migliore. Come procedere? Qui entra in gioco una prima resilienza: strutturando delle videointerviste. Non semplici documentari sulla Fotografia e sui Fotografi rivolti a Roma, però; ecco la seconda resilienza: proporre un’indagine rapporto non solo artistico e professionale dei fotografi coinvolti, ma anche il loro intimo, quotidiano, articolato legame con la città; avremmo, come abbiamo, svelato Roma in modo altro e, parallelamente, raccontato il cuore  fotografico dei singoli autori, aggiungendo anche dettagli della propria sfera personale, entrando e mostrando lo spazio più privato delle loro case e dei loro studi romani.

I video hanno ulteriori meriti rispetto a una mostra che, pur perdurando attraverso materiali prodotti, memoria e l’esperienza fatta da ognuno, ha un inizio e una fine, ovvero passa: sono perenni, nel senso che la loro presenza non è temporanea; non solo: possono avere una veicolazione ramificata e capillare su più media e piattaforme. Sette video, sette interviste, sette visioni, sette concezioni di Roma che si rivela dalle infinite sfaccettature.

 Alfredo Covino, Fabio De Benedettis, Luciano Del Castillo, Alessandro Imbriaco, Andrea Jemolo, Anton Giulio Onofri, Flavia Rossi hanno tutti accettato con entusiasmo questa riconversione da una “semplice” esposizione “a tempo” a una serie di singoli video, da me curati e condotti, da un’idea di Stefano Cioffi, prodotti dall’Accademia italiana del flauto per il festival Flautissimo 2020. Credo di aver dato prova, con tutta la squadra creatasi grazie a questa collaborazione, che è possibile fare di una criticità una nuova, diversa opportunità. Barbara Martusciello

IL FESTIVAL: Dopo l’improvvisa interruzione del festival, dovuta al DPCM del 24 ottobre, Flautissimo 2020 si reinventa e riprende la sua programmazione in streaming, trasmettendo alcuni spettacoli teatrali, che facevano parte del cartellone che sarebbe dovuto andare in scena al Teatro Palladium di Roma.
Galatea Ranzi, Guglielmo Poggi, Gabriele Coen, Luigi Marinaro, Francesco Poeti, il Collettivo teatrale Nonnaloca e i tanti giovani attori impegnati nelle letture che si svolgeranno dalla Biblioteca Vaccheria Nardi, saranno i protagonisti di questa edizione online di Flautissimo, che prende il via il 18 Dicembre, sempre con la direzione artistica di Stefano Cioffi. Teatro, concerti, reading, quindi, tutto visibile gratuitamente sul canale Youtube dell’Accademia Italiana del Flauto. Flautissimo 2020 in streaming non sarà solo parole e musica: il programma di questa speciale edizione si arricchirà anche di arte visuale con “Un oscuro luogo del desiderio. I fotografi guardano Roma” il documentario di Barbara Martusciello.

INFO & SEGRETERIA FLAUTISSIMO 2020:

ACCADEMIA ITALIANA DEL FLAUTO.

Tel +39 06 44703290 – segreteria@accademiaitalianadelflauto.it
YOUTUBE:
https://www.youtube.com/channel/UC8ePFXabsbe7NWWHqPUzPHQ

Pubblicato da redazione